Trampolines


12.00/15.00 - 19.00/ 24.00

Trampolines- Ristorante Pizzeria con vista mare a Riccione in provincia di Rimini Emilia Romagna Italia.

Arrivarono direttamente dalle olimpiadi di Roma del 1960 i trampolini che diedero il nome al Ristorante Trampolines nel 1963. Da allora è cambiato molto l’aspetto di uno dei locali più amati di Riccione, sono cambiati gli ambienti, completamente rinnovati nel 2009, ma non è cambiata l’atmosfera ospitale che lo contraddistingue.
La cucina tradizionale a base di pesce e carne, si ispira oggi più che mai ai sapori di una volta, allo spirito aperto e gioviale di una terra generosa che conquista i suoi ospiti.
Il Ristorante Trampolines offre piatti genuini che regalano piacere, prodotti di qualità preparati con cura, piadina fatta ancora a mano, grigliate di pesce, primi semplici ed autentici, carni nostrane e vini di pregio.
Inoltre una favolosa pizza, anche integrale e di kamut, cotta in forno a legna ed un servizio preciso e veloce.
Un angolo di buona cucina a pochi passi dal mare, capace di donare ad una serata tra amici un sapore indimenticabile.

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Summer


Una veranda esterna dove poter pranzare e cenare a pochi passi dal mare, aperta nel periodo estivo e chiusa nel periodo invernale.
È possibile prenotare telefonando o inviando una mail.

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  • Trampolines
    Farina del mio sacco


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Approfondimenti


LA STORIA

Il Ristorante Trampolines a Riccione nasce nel 1963.
Lia e Walter Scarponi, pochi capitali, grande fantasia e tanta voglia di fare. L’aspetto del locale era quello di un american bar, molto particolare per quei tempi. Una decina di tappeti elastici acquistati per poche lire da un rigattiere (da qui il nome Trampolines), attiravano la curiosità dei turisti e divertivano i clienti che, tra un drink e l’altro facevano mostra di se con le belle ragazze. Così nacque il “mito” Trampolines.

Oggi, dopo 40 anni, i tappeti elastici hanno lasciato il posto ai numerosi tavoli e long drink e i toast sono stati sostituiti con vini di pregio, grigliate di pesce e pizze sempre fragranti. Ospitalità, un ambiente accogliente, e buone tradizioni di cucina.
Il Ristorante Trampolines lavora per dare sempre di più: ogni anno piatti nuovi, pizze fantastiche ed un servizio veloce, preciso e professionale in un’atmosfera unica e frizzante, in compagnia degli amici, della famiglia o di chi si voglia. Tutti questi ingredienti fanno parte della ricetta vincente del Ristorante Trampolines.
La maestria in cucina della signora Lia, la grande mente organizzativa del signor Walter , i figli Alberto, direttore di sala e Andrea, che da sempre lavorano per dare ogni anno nuove emozioni. Ristorante Trampolines, accontentarsi solo del meglio.

LA CUCINA ROMAGNOLA

La cucina romagnola è ricca di piatti e ricette nate da antiche tradizioni. I caratteri della cucina romagnola sono eminentemente contadini (di gusto primitivo). Nella cucina della Riviera romagnola è decisivo l'apporto della cultura marinara. Grande è la tradizione suina, ricca di ricette. La produzione casearia di maggior pregio proviene dalle colline del cesenate.
Il vertice della cucina marinara è rappresentato dal «brodetto», che in Romagna si esige robusto e casalingo, denso di conserva di pomodoro, di aceto e di pepe nero; le capitali del brodetto sono Cesenatico e Cattolica. Altrettanto deciso è il sapore del pesce in graticola (la «rustìda»), infilzato negli spiedini e protetto da una panatura all'aglio e al prezzemolo. Le minestre di pesce - tolti il risotto, gli spaghetti alle vongole e i quadrucci alla seppia - sono tutte d'origine recente.

PIADINA ROMAGNOLA

Prodotto tipico alimentare composto da una sfoglia di farina di frumento, strutto od olio di oliva, sale e acqua, che viene tradizionalmente cotta su un piatto di terracotta, detto teglia, ma oggi più comunemente viene cotta su piastre di metallo oppure su lastre di pietra refrattaria chiamate "testo".
Viene definito come il pane, anzi il cibo nazionale dei Romagnoli: in realtà, lo era innanzitutto per i più poveri.

CUCINA ESPRESSA

Cucina espressa preparata al momento con cotture brevi che permettono di conservare sostanze nutritive e gusto, naturalmente. Ne nascono piatti dai sapori leggeri che creano anche maggiore consapevolezza in chi li mangia.

PASTA FATTA IN CASA

La pasta fatta in casa è quella ottenuta con farina e uova e quella ottenuta dall’impasto di acqua e farina.
Le abili mani degli chef e cuochi del ristorante pizzeria Trampolines realizzano giornalmente, con passione, pasta fresca di diverse tipologie.

PANE FATTO IN CASA

Abili mani che giornalmente impastano e infornano pane realizzato seguendo i vecchi segreti delle tipiche cucine romagnole.

PIZZA CLASSICA - INTEGRALE - KAMUT

La pizza è un prodotto gastronomico che ha per base un impasto di acqua, farina, sale e lievito, che dopo una lievitazione di almeno ventiquattro ore viene lavorato fino a ottenere una forma piatta, cotto al forno e variamente condito.
Pizzaioli esperti realizzano diverse decine di differenti tipologie di pizze per soddisfare il palato di ogni cliente.
PIZZA INTEGRALE
Integrale sinonimo di light : la pizza integrale dona lo stesso gusto della pizza classica, ma permette di non sentirsi in colpa il giorno seguente. Se poi impastata da mani esperte , la differenza non si noterà.
PIZZA KAMUT
La pizza kamut è un prodotto nato dalla lavorazione del grano khorasan, sviluppatosi in Italia dalle recenti intolleranze che limitano il consumo della farina 00.
Ha un gusto friabile ed è più digeribile rispetto alla tradizionale pizza.

LIEVITAZIONE 24h

Ogni impasto, sempre realizzato da mani esperte seguendo la antiche ricette, viene lasciato in posa per 24h prima di essere utilizzato per preparare pizze e pane.

FARINA DEL MIO SACCO, RICORDI & RICETTE DI LIA MAGNANI

Nel suo libro, alle ricette si accompagnano i ricordi di una vita familiare, con le sue tradizioni, gli insegnamenti, le rinunce, i successi.
Solo una forte personalità ed una grande tenacia le hanno consentito di realizzare ancora una volta una delle sue aspirazioni. Quella di riuscire a tramandare le ricette che l’hanno portata al successo della sua vita imprenditoriale.
Sostenuta da suo marito e circondata dai suoi figli e nipoti, gratificata dal consenso dei suoi numerosissimi clienti, affronta ora il giudizio dei lettori.

"Gli odori e i sapori della mia cucina hanno contribuito a mantenere intatti e vivi molti ricordi. Le storie che ho scritto in questo libro sono vere; sono uscite da dentro il mio cuore, come se le avessi vissute ieri.
Quante cose sono cambiate in questi ultimi cento anni! Io in gran parte c’ero, e ho vissuto intensamente questo periodo trascinata dagli eventi. Bene, ne sono contenta e in parte soddisfatta.
Dedico questo libro ai miei nipoti per far loro ricordare il mio mondo, i miei pensieri, la mia vita."

SPAGHETTI TRAMPOLINES

Ricetta tratta dal libro "Farina del mio sacco" di Lia Magnani.

Per 4 persone
spaghetti grossi o bucatini g 400
cozze kg 1
pomodori San Marzano ben maturi g 500
olio extra vergine di oliva ½ bicchiere
succo di 1/2 limone
prezzemolo, aglio, peperoncino, basilico, sale q. b.
Pulire, lavare e aprire le cozze in un capace tegame a fuoco basso con mezzo bicchiere di acqua. Una volta aperte mettetene dodici a parte che userete come guarnizione.
Sbollentate, spellate i pomodori e tagliateli a dadi. In una padella di diametro circa 34 cm e 10 cm di altezza mettete l’aglio ad appassire con l’olio e poi il pomodoro che lascerete cuocere per 5 minuti con poco sale. Aggiungere le cozze, il prezzemolo il peperoncino e se serve un po’ della loro acqua che avete tenuto da parte in precedenza.
Fate cuocere ancora per 5 minuti aggiungendo il succo di limone. Quando gli spaghetti o i bucatini saranno cotti scolateli al dente e saltateli in padella. Devono amalgamarsi bene. L’importanza di questo piatto è la fragranza. Per la miglior riuscita occorre quindi fare cuocere il sugo, quando mettete su l’acqua per cuocere la pasta.
Disporre le cozze che avevate messo da parte sopra ogni piatto. Oltre a essere buoni, fanno anche una bella figura.

Sulla pasta
Mangiare cozze a Riccione, all’inizio degli anni’60, usava poco. Non erano molto apprezzate, e alcuni dicevano addirittura che non erano commestibili. Normalmente non si trovavano neanche in pescheria. Però alcuni nostri clienti le richiedevano e così piano piano ho cominciato a cucinarle e ho scoperto la loro bontà. Le preparavo solo al gratin e alla marinara. A un certo punto mi chiesi se si potesse farne un sugo per la pasta come si è sempre usato fare qui con le vongole. Provai diverse volte, ma il risultato non mi convinceva. Un giorno, non ricordo più dove, lessi questa ricetta, la modificai un po’ secondo il mio gusto, e fu un grande successo! A quel tempo gli spaghetti con le cozze erano una grande novità, mi parve giusto chiamarli “Trampolines” perché non li facevano negli altri ristoranti. Ora non lo farei più perché le cozze sono diventate un ingrediente molto comune e le ricette conosciute sono innumerevoli. Però, provate a fare questi spaghetti, nonostante gli anni, mantengono inalterata la loro sorprendente bontà.
Il nonno Dino preferiva la tagliatelle fatte in casa agli spaghetti, cioè li mangiava volentieri solo cucinati in un certo modo; con le vongole, le cozze o al pesce. Sono sicura che gli ricordavano un episodio lontano di quando era ragazzino. A quel tempo, questo tipo di pasta non era così diffuso e per molti era una vera novità e anche lui sperava di poterli un giorno assaggiare.
L’occasione ci sarebbe potuta essere per un matrimonio a cui la famiglia era stata invitata. Purtroppo il nonno non poté partecipare, avevano solo un paio di scarpe che chiamavano scarpe della messa, e per non sporcarle o consumarle le mettevano al momento di entrare in chiesa. Abitavano in campagna, si può bene immaginare come erano le strade. Per questa mancanza di scarpe andò alla festa del matrimonio solo il fratello più grande. Alla fine riuscì a mangiarli anche lui: glieli portarono alla sera, finita la festa, immaginate come potevano essere. Rimase talmente disgustato che per anni li detestò.

PASSATELLI

Ricetta tratta dal libro "Farina del mio sacco" di Lia Magnani.

Per 6 persone
parmigiano reggiano grattugiato g 200
pane toscano duro possibilmente non molto secco g 150
uova 5
noce moscata, sale, pepe q. b.
scorza di limone grattugiata a piacere
brodo di carne q. b.
Fare una fontana unendo tutti gli ingredienti tranne il brodo. Lavorare l’impasto con cura. Deve venire abbastanza morbido per potere passare nell’apposito arnese. Ce ne sono di due tipi, il tradizionale fa venire i passatelli arricciati, mentre l’attrezzo moderno li fa venire lisci. Sopra un telo pulito disporre un mucchietto di passatelli per ogni persona. Portare a bollore il brodo e aggiungere con delicatezza i passatelli per non spezzarli. Quando vengono a galla sono pronti
A volte le cose semplici non sono sempre tali. Per esempio le uova potrebbero essere più piccole o più grandi; quindi è sempre opportuno lasciare una manciata di parmigiano per l’evenienza.

GNOCCHI CON CODA DI ROSPO E CARCIOFI

Ricetta tratta dal libro "Farina del mio sacco" di Lia Magnani.

Per 2 persone
gnocchi g 350
carciofi 1 grosso o 2 piccoli
coda di rospo, polpa tagliata dadini g 100
pesto alla genovese 2 cucchiai
olio extra vergine di oliva 2 cucchiai
aglio a piacere
zafferano 1 bustina
sale e pepe q. b.
Pulire i carciofi come al solito e tagliarli a listarelle. In una padella fare cuocere a fuoco moderato i carciofi per 10 minuti con olio, aglio e mezzo bicchiere d’acqua. Salare e pepare. Aggiungere la coda di rospo o rana pescatrice e far cuocere ancora per 5 minuti aggiungendo una bustina di zafferano. Fare cuocere gli gnocchi in abbondante a acqua salata. Scolateli e fateli insaporire in questo sugo, aggiungendo anche il pesto, girandoli piano a fuoco lento con un cucchiaio di legno.
Nel mio ristorante sono sempre apprezzati.

ZUPPA DI PESCE

Ricetta tratta dal libro "Farina del mio sacco" di Lia Magnani.

Per 6 persone
seppia pulita senz’osso g 500
cagnolo o gattuccia senza pelle e senza testa g 500
coda di rospo senza testa g 800
pesci ragno puliti 6
scorfano pulito e desquamato g 500
vongole g 500
scampi 6
canocchie pulite 6
cozze g 500
pomodori pelati g 500
concentrato di pomodoro 1 cucchiaio colmo
Sale, pepe e prezzemolo q. b.
aglio 2 spicchi
cipolla 1
aceto ½ bicchiere
vino bianco l ¼
olio exra vergine di oliva g 250
Sedano, carota e cipolla per il brodo
Tagliare la seppia in più parti, il cagnolo in 6 parti, se è possibile, così anche per la coda e lo scorfano. Inutile dire che il tutto va ben lavato, le vongole e le cozze vanno pulite e spazzolate e poi lasciate in acqua e sale. Tagliare la coda in senso verticale agli scampi.
Gli scarti vanno messi a bollire insieme a sedano, carota e cipolla in un litro d’acqua per circa tre quarti d’ora. Questo lavoro è facoltativo, io lo faccio quando non ho fretta. Comunque, con l’aggiunta di questo brodo la zuppa è senza dubbio migliore. In una padella dal bordo un po’ alto versare l’olio, l’aglio, la cipolla tritati e la seppia.
Fare leggermente imbiondire con un pizzico di sale, aggiungere i pesci disponendoli ognuno nel loro insieme in modo che quando si fa il piatto si può scegliere meglio il tipo. Aggiungere l’aceto, lasciare evaporare per un attimo; quindi, usare lo stesso procedimento con il vino, aggiungere le canocchie e gli scampi, ben allineati. Quando il tutto avrà alzato il bollore, aggiungere il pomodoro concentrato sciolto in un po’ di brodo (oppure in acqua), il resto del sale e pepe ed infine il brodo o l’acqua. Lasciare bollire a fuoco moderato per circa tre quarti d’ora, aggiungendo il brodo se serve. Bisogna tenere conto del brodo delle cozze e vongole, che verranno aperte poco prima di servire la zuppa. Onde evitare sorprese a causa della sabbia, si prepareranno in un altro tegame con poco olio e un filo d’acqua.
Al momento di portare a tavola la zuppa, spargere il tutto con una bella manciata di prezzemolo fresco trito. Accompagnare con fette di pane toscano abbrustolite.
La prima volta che ho cucinato questo piatto avevo 16 anni: mi era venuto talmente bene, che, quando avevamo ospiti, la mamma lasciava cucinare me, anche perché a lei il pesce piaceva poco; quindi, figuriamoci prepararlo.

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